lunedì 1 maggio 2017

Recuperato sull’Everest il corpo dell’alpinista svizzero Ueli Steck

Il corpo dell’alpinista svizzero Ueli Steck, morto oggi sull’Everest, è stato recuperato e “trasportato a Lukla in elicottero da dove poi sarà portato a Kathmandu”. E’ quanto ha riferito Ang Tsering Sherpa, presidente della federazione nepalese degli apinisti. Lukla è un villaggio situato nei pressi del campo base dell’Everest. 

Soprannominato “Swiss Machine” per via del ritmo sostenuto che si imponeva, Ueli Steck si trovava sull’Himalaya in piena fase di acclimatamento per affrontare uno dei progetti himalayani più incredibili: la traversata Everest – Lhotse. L’incidente è avvenuto “domenica mattina, presto, a 1.000 metri da Campo 2” della parete Nuptse, ha precisato Dinesh Bhattarai, direttore generale del Dipartimento per il Turismo del Nepal. “Altri alpinisti presenti sull’Everest l’hanno visto e hanno chiamato i soccorsi”, ha aggiunto. Secondo il presidente della federazione nepalese, l’alpinista sarebbe scivolato. 

Ueli Steck era stato più volte vicino alla morte durante la sua salita in 28 ore della parete sud dell’Annapurna nel 2013. Nato il 4 ottobre 1976 a Langnau im Emmental, a Est di Berna, in una famiglia molto sportiva, a 12 anni entrò a far parte del Club Alpino Svizzero, sviluppando la passione per il “contatto con la natura e le scogliere”. Dopo la salita della parete Nord dell’Eiger (3.970 metri) “ho cominciato a praticare alpinismo in modo sistematico nel mio tempo libero, ma non avevo mai pensato che un giorno sarebbe diventata una professione”, raccontò alla France presse nel 2015.

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