lunedì 29 maggio 2017

Francesco Totti: “Si spegne la luce, adesso ho paura”

"Ci siamo; purtroppo è arrivato il momento che avrei voluto non arrivasse mai”. Francesco Totti ha salutato così, con un messaggio d’addio interrotto tantissime volte da cori ed applausi dei suoi tifosi, il suo Olimpico, la sua Roma. Un discorso di un quarto d’ora al termine di una serata in cui, dopo la vittoria sul Genoa che ha garantito ai giallorossi l’accesso ai gironi di Champions League, è tornato sul prato verde accompagnato la colonna sonora de “Il Gladiatore” in uno stadio completamente giallorosso e con 70mila persone soltanto per lui. Il giro di campo con Ilary (che indossava la maglia del derby “6 Unica!”) ed i figli Cristian, Chanel e Isabel. 

Il presidente Pallotta (fischiatissimo) che gli ha regalato la maglia numero dieci, la squadra schierata che lo ha salutato (con Spalletti in testa) facendo di De Rossi il latore di un piatto firmato che capitan futuro non ha avuto la forza di consegnare guardandolo negli occhi. Un grande numero dieci al centro del campo ed il passaggio di consegne della fascia di capitano ad un giovanissimo bimbo promessa dei giovanissimi dopo l’inchino, in lacrime, alla curva sud. L’ultimo pallone firmato e tirato in curva. Tanti simboli che poi hanno lasciato spazio al discorso d’addio. 

“Da giorni leggo tante cose su di me, tutte bellissime: e ho pianto tutte le volte, sono giorni che piango, da solo..”, ha detto parlando del centro del campo, su una maxi maglia giallorossa col 10 posata sul terreno di gioco. “Lo so, e tardi, volete andare a casa… Ma io starei qui altri 25 anni”. “Mi levo la maglia per l’ultima volta – ha proseguito Totti – la piego per bene anche se non sono pronto a dire basta e forse non lo sarò mai. Scusatemi se in questo momento non ho chiarito i miei pensieri e non ho fatto interviste, ma spegnere la luce non è facile. Adesso ho paura, non è come quando devi segnare un rigore. Concedetemela, stavolta sono io che ho bisogno di voi e del vostro calore, quello che mi avete sempre dimostrato”. 

E intanto il pubblico intona il coro “Noi non ti lasceremo mai”. “Con il vostro affetto riuscirò a voltare pagina e a tuffarmi in questa nuova avventura. Ringrazio compagni di squadra, tecnici, presidenti, dirigenti, i tifosi, la Curva Sud. Nascere romani e romanisti è un privilegio, fare il capitano di questa squadra è stato un onore. Siete e sarete sempre nella mia vita, smetterò di emozionarvi con i piedi ma il mio cuore sarà sempre lì con voi. Ora scendo le scale, entro nello spogliatoio, e mi accorgo che ero un bambino e che lascio adesso, che sono un uomo. Sono orgoglioso e felice di avervi dato 28 anni di amore. Vi amo”.

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