giovedì 2 marzo 2017

A Mosul ora è in crisi l'Islam. Colpa dell'Isis

Mosul ha la ripulsa dell'Islam perché lo ha conosciuto nella versione feroce, spietata e repressiva che ne dà l'Isis. Si rifiuta ogni autorità religiosa perché, sostanzialmente, si rifiuta quello che è stato fatto nel nome della religione da Daesh (acronimo arabo per Stato islamico): stragi, eccidi, amputazioni. Come nel Medioevo. Ora un segmento sempre più grande della popolazione non vuol più sentirne parlare. Probabilmente è solo la punta di un iceberg che farà sentire il suo peso negli anni a venire.

Quello che è accaduto a Mosul, dopo due anni di occupazione della città da parte dell'Isis, sembra dimostrare ancora una volta che laddove l'osservanza religiosa viene imposta, sancita per legge, somministrata, il risultato è opposto a quello sperato dai suoi latori, e cioè un calo diffuso del livello di religiosità. Prova a rendere le persone più religiose, svuotando la pratica dalla sua componente intimista, individuale, e otterrai quasi sicuramente persone meno religiose di prima. 

"Fai pressioni per imporre qualcosa, e stai sicuro che è esploderà", spiega un imam di Mosul, Mohammad Ghanem. "E' esattamente ciò che è accaduto. Le persone vogliono vivere nel modo che preferiscono". A Ghanem è stato impedito dai miliziani di guidare la preghiera del venerdì, una mansione che svolgeva da anni, a causa del suo rifiuto di giurare fedeltà al gruppo terroristico guidato da Abu Bakr Al Baghdadi.

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