giovedì 2 febbraio 2017

Eredita tre miliardi di lire, non può cambiarli in euro.

Una donna originaria di Matera ma residente a Zurigo, la chiameremo Anna (nome di fantasia), ha ricevuto la triste notizia del trapasso della vecchia zia Carmela che era nubile e senza figli. Contestualmente ha saputo di essere stata nominata, proprio lei, erede universale della magnanima parente scomparsa.

L'emozione è comprensibile. E il compiacimento si è trasformato in stupore ancor più grande quando ha scoperto che, accanto ad altri lasciti, l'eredità comprendeva anche il contenuto di una cassetta di sicurezza dell'Ubs di Lugano. E lì dentro, manco a dirlo, c'era un tesoro: quasi tre miliardi in banconote da 500 mila lire e in titoli di Stato. Altro che lotteria.

L'euforia ha però dovuto cedere il posto a una nuova angoscia. Problema: come si fa a cambiare tre miliardi di lire nell'equivalente in euro (un milione e mezzo all'incirca)? La banca ha quindi pensato di scaricare addosso alla fresca ereditiera la ferale novella. Un'autentica doccia gelata: il termine per il cambio delle lire in euro è scaduto nel 2012.

La signora Anna, affranta, ha provato a opporre alla ferrea disposizione burocratica qualche argomento logico: come poteva cambiare quei denari nel 2012 se, a quel tempo, la zia Carmela era viva e vegeta e lei non sapeva neppure di essere stata nominata sua erede? Domanda sensata ma, a quanto pare, incapace di commuovere i burosauri. Così la mesta ereditiera ha deciso di chiedere aiuto a un'associazione del ramo (Agitalia) per intraprendere azioni legali e presentare un decreto ingiuntivo in Tribunale.

Si può sperare che la favola della signora Anna, dopo il dono inatteso ricevuto dalla dipartita zia Carmela e le mille vicissitudini conseguenti, possa conoscere un lieto fine? Calma. Perché – com'è noto – la fortuna è cieca ma «sfiga» e burocrazia ci vedono benissimo. Se pure si dovesse risolvere la questione del cambio delle lire in euro, infatti, per la donna lucana si porrà un altro ostacolo: il trasferimento del tesoretto in Italia. Anche per questa operazione la procedura pare sia assai complicata e farraginosa. E allora si capisce perché c'era chi diceva: «Beati i poveri».

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