lunedì 14 novembre 2016

Italiano ridà volto a Buddha demolito dai talebani

Torna ad avere un volto il Buddha del settimo secolo di Jahanabad, nella valle pachistana dello Swat, distrutto dagli esplosivi dei talebani nel settembre 2007. Il recupero di una tra le più grandi sculture asiatiche scolpite nella roccia, la cui devastazione suscitò sconcerto nel mondo, è frutto del lavoro di una equipe di archeologi italiani, che hanno appena portato a compimento l'operazione.

"L'intervento sul Buddha cominiciò nel 2012 ed è terminato dopo cinque campagne di lavoro nell'ottobre di quest'anno, con il finanziamento del progetto 'ACT' del Pakistan Italian Debt Swap Agreement", dichiara all'Agi Luca Maria Olivieri, romano, 54 anni, direttore della Missione Archeologica Italiana dell'ISMEO (Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l'Oriente), che ha compiuto sessanta anni di continua attività nello Swat, il distretto settentrionale del Pakistan noto alla storia come Uddiyana, e che ancora conserva tracce del passaggio di Alessandro Magno.

Olivieri ha svolto il lavoro con maestranze locali e l'apporto di esperti del Directorate of Archaeology della provincia del Khyber-Pakhtunkhwa e dell'Università di Padova. Inizialmente il lavoro si concentrò sulla messa in sicurezza delle parti danneggiate del Buddha (il volto, le spalle, la sommità della roccia, eccetera). "Quindi - prosegue Olivieri - si è proceduto a una completa documentazione in 3D, che ha integrato la documentazione fotografica ante-2007. Si è infine arrivati a un risarcimento dei volumi mancanti utilizzando, quando possibile, frammenti di distacco". 
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