lunedì 26 settembre 2016

Canton Ticino vota contro frontalieri, monito di Gentiloni

Il Canton Ticino per limitare il lavoro dei frontalieri, tra i quali ci sono 62.000 italiani. L'iniziativa popolare "Prima i nostri", lanciata dalla destra nazionalista dell'Udc ha conseguito i 58% dei voti, mentre il 39,7% dei ticinesi ha detto no. Si tratta di un'indicazione non vincolante perchè richiede una modifica della Costituzione svizzera sul mercato del lavoro, perché "venga privilegiato, a pari qualifiche professionali, chi vive sul territorio". Solo il governo elvetico e il Parlamento di Berna possono intervenire per queste modifiche.

Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, pur ricordando che "il voto non ha per ora effetti pratici", ha avvertito la Svizzera che "senza libera circolazione delle persone i rapporto tra Svizzera e Ue sono a rischio". Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, ha promesso vigilanza per garantire che la vittoria del sì "non si traduca in una lesione dei diritti dei nostri concittadini lombardi o (peggio) nella introduzione di discriminazioni o violazioni delle norme che tutelano i nostri lavoratori".

I promotori del referendum chiedevano di "respingere la pressione al ribasso sui salari, evitare la sostituzione sistematica dei lavoratori residenti e assicurare che i ticinesi abbiano la precedenza nel mercato del lavoro". Il no ha prevalso solo nei comuni di Quinto, Dalpe, Lavizzara, Linescio, Bosco Gurin, Onsernone, Orsellina, Gorduno, Vico Morcote e Novaggio. Negli altri 120 comuni ha vinto il sì alla proposta di dare la precedenza ai residenti nell'assegnazione dei posti di lavoro nel cantone. E' stata invece respinta la proposta con cui la sinistra chiedeva misure di controllo sugli stipendi: il controprogetto governativo ha vinto con il 55% dei si',  mentre la proposta referendaria ha conseguito solo il 45% dei consensi contro il 52,4% delle bocciature. "E' una vittoria incredibile", ha detto il presidente dell'Udc Ticino, consapevole pero' che il risultato non avra' effetti vincolanti sulle leggi che regolano il mercato del lavoro, che spettano alle autorita' centrali.
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