domenica 15 maggio 2016

Eurovision 2016, l’Ucraina vince con una canzone anti-Russia

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«Quando arrivano gli stranieri, vengono nella vostra casa, vi uccidono tutti e dicono: non siamo colpevoli, non colpevoli». Comincia così «1944», la canzone che ha portato il dramma storico dei tatari di Crimea – e il nuovo conflitto culminato nell’annessione russa del 2014 – alla vittoria dell’Eurovision Song Contest, la competizione musicale più seguita al mondo (quest’anno 200 milioni di spettatori). Seconda classificata l’Australia (presente come «ospite speciale»), terza proprio la Russia.

Parte del refrain, nella sua lingua d’origine, dice: «Non ho potuto passare lì la mia gioventù, perché vi siete presi la mia pace». Nel 2014, dopo la rivolta di piazza Maidan e l’esplosione della crisi politica, la Crimea fu annessa alla Russia con un referendum riconosciuto da Mosca ma considerato da Unione europea, Onu e Stati Uniti una violazione del diritto internazionale e dell’integrità territoriale ucraina. I tatari, circa il 12% della popolazione locale a maggioranza russa, si erano opposti.

Visto come una fiera di eccentricità e nazionalismi musicali, l’Eurovision è dal 1956 uno specchio, un po’ deformante, dei molti volti dell’Europa. Ogni anno il Paese vincitore dell’edizione precedente ospita il concorso, stavolta è toccato alla Svezia. Sul palco di Stoccolma hanno gareggiato 42 Paesi. Per l’Italia c’era Francesca Michielin con «Nessun grado di separazione»: si è classificata sedicesima.
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